lunedì 14 aprile 2008

WATER BAR: QUANDO L'ACQUA DIVENTA UN LUSSO


Anche a Bologna un vero negozio specializzato nella vendita delle minerali. «Non tutta l'acqua è uguale», afferma il proprietario. Abbinata ai cibi, ne affina il gusto, come un buon vino. E molti bolognesi sono disposti a spendere anche 100 euro per questa raffinatezza di Roberta Giaconi


“Stasera cucino il pesce, quale varietà di acqua posso abbinarci?”. L’uomo è fermo davanti alla vetrina al numero 8 di via Ugo Bassi. Ci sono molte bottiglie di acqua minerale esposte. Colorate, dalle forme strane, di diversa provenienza: Australia, Regno Unito, Giappone, Isole Fiji, Svezia. Succede anche questo. Nello shopping center bolognese è da due anni che Giano Chirici ha deciso di dare vita al Water Bar, il primo vero negozio in Italia specializzato nella vendita di bottiglie di acqua. “Noi siamo abituati a distinguere soltanto tra acqua naturale e frizzante. Finalmente ora c’è la possibilità di gustare le differenze tra i diversi tipi di acqua”, afferma orgoglioso. Questione di provenienza, di quantità di sali minerali, di antichità della fonte. “Ogni tipo di acqua ha le sue caratteristiche. Se si sanno sfruttare possono stimolare le papille gustative e far gustare meglio anche il cibo, il vino, il whisky”, dice Chirici.


Insomma: vendesi acqua per tutti i gusti. C’è la Malmberg Stilla, per esempio, che attinge per le sue bottiglie dalla sorgente di un piccolo villaggio svedese. La sua acqua - è scientificamente dimostrato - ha 5.245 anni e sembra sia ottima come accompagnamento per antipasti di pesce o carni bianche. È più zuccherata invece la Harrogate British Spa Water che, nel 1596, incantò il fisico inglese Bright. Si dice che da allora non volle più in tavola nessun altro tipo di acqua. Ma la lista è lunga. C’è la bottiglia rossa e blu della gallese Ty Nant. L’acqua che contiene, abbinabile preferibilmente con cibi croccanti, fu scoperta da un rabdomante nel secolo scorso. Analogamente alla Finè giapponese che, secondo la leggenda, il monaco buddista Kobodaishi fece sgorgare nell’VIII secolo. Camminava sulla catena vulcanica Fuji, era assetato. Gli bastò appoggiare il bastone a terra per far aprire la sorgente e dare vita a un’acqua che anni dopo sarebbe stata venduta a caro prezzo. Perché sia chiaro, oltre all’esercizio, ci vuole un buon portafoglio per potersi permettere la finezza di distinguere l’acqua.

“Ci sono bottiglie da tutti i prezzi, dai 4 ai 100 euro”, sostiene Chirici. La più costosa è senza dubbio la Bling, ideata da un eccentrico produttore hollywoodiano. Il nome dell’acqua sulla bottiglia è costituito da un intarsio di swarovsky, che fanno salire vertiginosamente il prezzo. “In effetti, non tutti possono permettersi di bere quotidianamente questi tipi di acqua. Principalmente i nostri clienti sono collezionisti o consumatori entusiasti che, per cene speciali, vogliono qualcosa di diverso”. A un costo più contenuto, 12 euro, è possibile degustare anche l’acqua più pura del mondo. Viene dalla Tasmania, in Australia, si chiama Cape Grim. La sua acqua è esclusivamente piovana, non contiene sali minerali e viene raccolta soltanto nei giorni in cui l’aria è più pura.
E se la curiosità resta, ma il portafoglio viene meno, è sempre possibile andare al Bistrot dello shopping center, e chiedere non una bottiglia, ma un bicchiere d’acqua.

Un buon modo per iniziare.


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1 commento:

Melina2811 ha detto...

Ciao da Maria