domenica 26 ottobre 2008

A SMALL WORLD: PER POCHI MA NON PER TUTTI?



Qualche mese fa abbiamo ricevuto anche noi un invito e un account per entrare a fare parte della community di "A Small World", un social network che si presenta come "molto esclusivo" e del quale fanno parte qualche centinaio di migliaio di VIP e che vanta, tra i suoi associati 15.000 direttori generali, 3.500 laureati ad Harward e personaggi come Naomi Campbell, Paris Hilton, Emanuele Filiberto di Savoia, e Quentin Tarantino, con un’età media di 32 anni.

ASmallWorld è stato creato dal banchiere svedese Erik Wachtmeister nel 2004 e l’età media dei suoi iscritti si aggira intorno ai 32 anni, più o meno quella frequentatori dei network per comuni mortali.

All'interno di questo social newtork abbiamo creato la nostra scheda, e alla luce della nostra esperienza a qualche mese dal nostro primo ingresso, la nostra impressione, da utenti, è stata:

1) In A Small World abbiamo ritrovato molte persone già presenti in altri social network in cui siamo tuttora registrati.
2) Non esiste un "target" di riferimento, ne tantomeno un obiettivo e così ci si ritrova in mezzo a VIP che attivano la propria scheda ma che poi la lasciano decantare...
3) Non è poi così vero che sia così esclusivo ricevere un invito in A Small World. Per nostra esperienza è stato sufficiente conoscere un amico già registrato, per passare parola a "tutta la famiglia" :-)

La qualità dei social network si valuta in base a molti fattori. Primo tra tutti la reattività degli iscritti. A Small World inoltre sembra andare in senso contrario al carattere democratico del Web. Il suo carattere elitario va contro le logiche nuove di una rete che mette in contatto persone in un contesto multiculturale e multirazziale. Predilige un mondo lontano, ovattato e distaccato.

La nostra prima impressione, al momento, è di cauto scetticismo. Vedremo se questo social network esclusivo saprà ergersi come strumento di dialogo tra persone che, nel mondo del marketing e del commercio dei beni di lusso (ma non solo), già utilizzano, e con successo, gli strumenti del web 2.0 per comunicare allo stesso livello di come si sta già facendo in altre reti sociali.

Abbiamo infatti trovato la mancanza - all'interno di questa community - di un vero e proprio strumento legato al "mobile social networking", che sposta ’attenzione della generazione “always on“ sulla possibilità di conoscere, attraverso le tecnologie GPS, dove sono i membri della propria rete sociale, in ogni momento, senza per forza dover essere vincolati a un terminale.

Anche secondo il New York Times, questo è proprio il vero vantaggio nelle mani dei mobile networker rispetto a quelli web based: leggere in tempo reale cosa stanno facendo i propri amici, che emozioni stanno provando e passare infine dall’essere virtualmente “insieme a loro” ovunque al sapere esattamente dove sono.

Cosa che ad esempio già stanno facendo reti sociale molto più popolare ma attive come FaceBook con i suoi moduli di integrazione con gli "smart phone" come l'iPhone della Apple.


HANNO PARLATO DI A SMALL WORLD:

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